Non dovremmo più stupirci di nulla: questa dovrebbe essere la regola principale del nostro Paese. Un Paese dove, chiaramente, le leggi vengono sì fatte, ma anche applicate nel modo in cui più sembra essere congeniale; un Paese dove, più volte, chi dovrebbe stare dietro a delle sbarre non ci rimane per svariati motivi. E a volte, a complicare ancor di più le cose, ci si mette anche l'interpretazione giurisprudenziale per eccellenza, come è accaduto da poco tempo (qui potrete leggere la sentenza della Corte Costituzionale che si è recentemente pronunciata su un fatto davvero increscioso).
Secondo la suddetta sentenza, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 630 del codice penale, che prevede e punisce il sequestro di persona a scopo di estorsione, nella parte in cui non contempla la possibilità di applicare alla fattispecie l’attenuante di cui all’art. 311 del codice penale (lieve entità del fatto).
A determinare la decisione, come si legge nella sentenza, è stata la disparità di trattamento con la figura del sequestro a scopo di terrorismo o eversione, contemplato fra i delitti contro la personalità dello Stato, alla quale invece è estensibile l’attenuante di cui all’art. 311 c.p.; tale reato è tradizionalmente ritenuto ben più grave della fattispecie, per così dire, gemella, del sequestro a scopo di estorsione, annoverata fra i reati contro la persona.
Il caso in oggetto di discussione riguardava un gruppo di pusher che avrebbe bloccato per alcune ore uno spacciatore fino a quando i parenti dell'ostaggio non sarebbero riusciti a recuperare i soldi per una partita di droga non pagata.
Il seguito della questione è a tratti disarmante.
Ma invece di rendere attenuanti per determinate circostanze, pensate piuttosto a prevenire questi fatti deplorevoli... vogliamo un'Italia pulita e con pene, sì giuste e proporzionali, ma anche severe e applicate, di modo che si scoraggi chi vuole intraprendere la vita criminale.
L'articolo del codice penale è il 630.
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